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Snella By Gabriella Vico
Ricomposizione corporea con turni di lavoro e fame nervosa

Ricomposizione corporea con turni di lavoro e fame nervosa

Domanda di una donna

"Ciao! Sono Sara, ho 46 anni e vivo in Finlandia. Attualmente sono 16 kg in piú di 10 anni fa quando ho partorito i miei gemelli. Ho seguito una chetogenica aiutata dal mio dietista ma ho ripreso tutto dopo un incidente sul lavoro che mi ha costretta a movimenti limitati per lungo periodo. Soffro di fame nervosa. Lavoro in fabbrica e sono sempre in piedi ( media di 15-20000 passi al gg). Soffro di lipedema e ritengo molti liquidi. Cerco di mangiare sano, la chetogenica mi ha aiutata molto a capire quali fossero le scelte migliori leggendo le etichette. Lavoro su 5 turni, 2 mattine, 2 pomeriggi e 2 notti con 3 gg di pausa successivi. Vorrei perdere peso si, ma il mio obiettivo primario è la perdita di peso e la ricomposizione corporea. Mangio di tutto anche se ho notato il sopravvenire di sensibilità verso il glutine ed il lattosio negli ultimi 3 anni."


Gabriella Vico

Risposta di Dott.ssa Gabriella Vico

17 marzo 2026

Revisione medica a cura di Dott.ssa Stefania Mazzone, Medico • Laurea in Medicina e Chirurgia

Riassunto della risposta

Lavorare su turni notturni altera i ritmi ormonali e amplifica la fame nervosa, quindi la priorità non è restringere ma strutturare pasti completi e sazianti attorno ai turni, con proteine e grassi buoni a ogni pasto. Aggiungi due sessioni di forza a settimana nei giorni di pausa e riduci gli alimenti che ti causano gonfiore: è da qui che riparte la ricomposizione corporea.

Sedici chili accumulati in dieci anni, con turni a rotazione che includono le notti, un lavoro fisicamente impegnativo e una fame nervosa che complica tutto: questa non è una situazione in cui basta "mangiare meglio". Qui il problema centrale è che il tuo corpo vive in uno stato di stress cronico, e la fame nervosa ne è la conseguenza diretta, non la causa del sovrappeso.

Partiamo da quello che molte donne nella tua situazione non considerano. Lavorare su turni, specialmente con le notti, altera profondamente i ritmi circadiani, e questo ha un impatto diretto su come il corpo gestisce l'energia, la fame e l'accumulo di grasso. Durante i turni notturni il cortisolo resta elevato quando dovrebbe scendere, la leptina (l'ormone che segnala la sazietà) si riduce, e la grelina (l'ormone della fame) aumenta. Il risultato? Hai più fame, hai più voglia di cibi densi e consolatori, e il corpo tende a immagazzinare di più. Non è una questione di volontà. È fisiologia. E nessuna dieta, nemmeno la chetogenica che hai seguito, può funzionare nel lungo periodo se non si tiene conto di questo meccanismo.

Questo spiega anche perché la fame nervosa è così presente nella tua vita. Quando il corpo è sotto stress costante, cerca energia rapida e cerca conforto. Le due cose si sovrappongono. L'errore più comune che vedo nelle donne che lavorano su turni è cercare di controllare la fame nervosa con la forza di volontà o con restrizioni rigide. Ma la restrizione, paradossalmente, peggiora la fame nervosa perché aggiunge un altro stressor a un sistema già sovraccarico. La chetogenica ti ha insegnato cose utili, come leggere le etichette e fare scelte più consapevoli, e questo è un bagaglio che ti resta. Ma un approccio così restrittivo, nel tuo contesto attuale, rischia di alimentare il ciclo restrizione-abbuffata che è tipico della fame nervosa.

Quello su cui ti consiglio di lavorare è un approccio completamente diverso. La priorità non è togliere, ma strutturare i pasti attorno ai turni. Nei giorni di mattina e pomeriggio, tre pasti principali con una buona quota proteica (almeno 25-30 grammi a pasto) e grassi buoni che rallentano la digestione e tengono stabile la glicemia. Nei turni di notte, il punto critico: prepara in anticipo un pasto completo da portare al lavoro, che sia saziante e facile da mangiare. Pollo con riso e verdure, uova con patate e avocado, pesce con quinoa. Qualcosa di concreto, non uno snack. Molte donne che lavorano di notte finiscono per spiluccare cose confezionate perché non hanno organizzato il pasto, e questo alimenta sia la fame nervosa sia l'accumulo di peso.

Per quanto riguarda la sensibilità al glutine e al lattosio che hai notato negli ultimi anni, è un segnale che vale la pena ascoltare. Senza entrare in valutazioni che spettano al medico, quello che posso dirti dalla mia esperienza è che ridurre gli alimenti che ti creano disagio digestivo migliora sensibilmente la ritenzione idrica e il gonfiore, e questo ha un impatto diretto su come ti senti nel corpo. Non serve eliminare tutto in modo rigido: puoi sperimentare sostituendo il pane classico con pane di riso o di grano saraceno, usando latte senza lattosio o bevande vegetali, e osservando come rispondi nell'arco di qualche settimana.

Un punto importante riguarda il tuo livello di attività. Fai 15-20.000 passi al giorno, il che significa che il tuo dispendio energetico è già alto. Non hai bisogno di aggiungere ore di cardio. Quello che ti serve, e che farebbe una differenza reale sulla ricomposizione corporea, è un lavoro di forza mirato, anche solo due volte a settimana nei tuoi tre giorni di pausa. Esercizi come squat, affondi, ponte glutei, rematore con elastico, piegamenti adattati. Sessioni brevi, anche 25-30 minuti, ma con un'intensità progressiva. Il muscolo è il tessuto che cambia la forma del corpo e che mantiene attivo il metabolismo. E con 46 anni e un obiettivo di ricomposizione, è la leva più potente che hai a disposizione.

Riguardo al lipedema, è una condizione che richiede un inquadramento medico specifico, e ti consiglio di confrontarti con il tuo medico per capire come gestirla al meglio. Quello che posso dirti dal mio ambito è che l'allenamento di forza e un'alimentazione ben strutturata, ricca di alimenti antinfiammatori (pesce grasso, verdure a foglia, frutti di bosco, olio extravergine) e povera di alimenti ultraprocessati, possono contribuire a ridurre l'infiammazione generale e migliorare la situazione della ritenzione idrica.

La fame nervosa, infine, si affronta su due livelli. Il primo è pratico: pasti regolari, sufficientemente sazianti, con proteine e grassi a ogni pasto, riducono drasticamente gli episodi di fame incontrollata. Il secondo è più profondo e riguarda il riconoscere quando la fame è fisica e quando è emotiva. Un esercizio semplice che suggerisco spesso alle mie clienti: prima di mangiare fuori pasto, fermati e chiediti se mangeresti una scatoletta di tonno con verdure. Se la risposta è sì, hai fame vera. Se è no, stai cercando altro. Questo non risolve tutto, ma crea uno spazio di consapevolezza che nel tempo fa una differenza enorme. Se lavori su un piano alimentare costruito attorno ai tuoi turni e ai tuoi obiettivi reali, è esattamente il tipo di percorso che strutturiamo nel coaching personalizzato che offro alle donne che seguo.

Il punto di partenza migliore, nella tua situazione, è capire dove sei oggi: quanto mangi realmente, come è distribuita l'energia nei tuoi pasti, e come il tuo metabolismo sta rispondendo al tuo stile di vita attuale. Il bilancio metabolico serve proprio a questo, a darti una fotografia chiara da cui partire senza andare a tentativi.

Questo contenuto ha finalità educative e informative e si rivolge a donne in buona salute che desiderano migliorare la propria forma fisica. Non sostituisce il parere di un medico o di un professionista sanitario. Se hai una condizione diagnosticata o sospetta, consulta il tuo medico prima di modificare la tua alimentazione o il tuo programma di allenamento.

Chi ha risposto

Gabriella Vico - Personal Trainer ed Esperta in Nutrizione

Gabriella Vico

Personal Trainer per donne ed esperta in nutrizione

Specialista nella nutrizione e nell'allenamento femminile, con una doppia laurea in Scienze Motorie e Scienze della Nutrizione Umana.

Ex pallavolista professionista di Serie A, aiuta le donne a ritrovare la forma con allenamenti da casa e un'alimentazione equilibrata. Ha lavorato con migliaia di donne in oltre 15 anni di esperienza.

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