
Allenarsi senza ansia dopo un disturbo alimentare
Domanda di una donna
"Ho sofferto di anoressia e binge eating, ora sono normopeso ma vedo ancora il cibo come un nemico. Per quanto riguarda l’allenamento faccio circuiti hiit seguendo dei video trovati su youtube, ma penso che questo tipo di allenamento non sia adatto a me sia a livello psicologico (non mi alleno con serenità ma con tensione/ansia, non capisco quando dovrei concedermi i giorni di riposo perché mi sento sempre in dovere di muovermi e ciò mi mette sotto stress) che fisico in quanto a fine allenamento mi sento le gambe pesanti. Vorrei dunque un programma personalizzato in modo tale da esser sicura di fare un allenamento che mi faccia star bene e qualche consiglio sull’alimentazione per riuscire a vivere degli eventuali aperitivi/cene fuori serenamente senza sentirmi in colpa"
Risposta di Dott.ssa Gabriella Vico
10 aprile 2026
Revisione medica a cura di Dott.ssa Stefania Mazzone, Medico • Laurea in Medicina e Chirurgia
Riassunto della risposta
Riconoscere il disagio che provi è già un passo importante, ma la relazione con il cibo e il senso di colpa che descrivi richiedono anche un supporto specializzato che va oltre il coaching. Dal punto di vista pratico, sostituire l'HIIT con un allenamento più lento e controllato, concederti giorni di movimento gentile e smettere di compensare le uscite a tavola sono i primi cambiamenti concreti che possono restituirti serenità.
Il fatto che tu riesca a descrivere con questa lucidità quello che senti durante e dopo l'allenamento è già un segnale importante. Riconoscere che l'HIIT ti genera tensione invece che benessere, che non riesci a staccare nei giorni di riposo, che le gambe restano pesanti: sono osservazioni precise, e dicono molto di più di quanto pensi su cosa sta succedendo nel tuo corpo e nella tua testa.
Prima di tutto, devo essere trasparente con te su una cosa. Hai menzionato un passato di anoressia e binge eating, e questo cambia il tipo di risposta che posso darti. La relazione col cibo che descrivi, il senso di colpa, il vedere il cibo come nemico, il bisogno compulsivo di allenarti ogni giorno: sono aspetti che richiedono un supporto specializzato, con un professionista della salute mentale che abbia esperienza specifica in questo ambito. Io posso darti indicazioni utili sull'allenamento e sull'approccio alimentare dal punto di vista del coaching, ma il lavoro più profondo su ciò che provi va fatto con chi ha le competenze giuste per accompagnarti. Se non lo stai già facendo, ti chiedo davvero di valutarlo.
Detto questo, ci sono cose concrete che posso dirti e che possono fare una differenza reale nel tuo quotidiano.
I circuiti HIIT da YouTube hanno un problema specifico nel tuo caso, e non è solo psicologico. L'HIIT è progettato per spingere al massimo in poco tempo: frequenza cardiaca alta, recuperi brevi, sensazione di "aver dato tutto". Per chi vive l'allenamento con ansia da prestazione e senso di dovere, questo formato rinforza esattamente il meccanismo sbagliato. Ti dà la sensazione che se non sei distrutta alla fine, non hai fatto abbastanza. Le gambe pesanti che descrivi sono probabilmente il risultato di un accumulo di stress che il tuo corpo non riesce a smaltire, perché non gli dai mai il tempo di recuperare e perché lo stai allenando sempre nella stessa fascia di intensità, quella alta. Il sistema nervoso resta in uno stato di attivazione continua, e questo si traduce in tensione muscolare, pesantezza, difficoltà a rilassarsi.
Quello che osservo nella pratica con le donne che hanno un rapporto complicato con il movimento è che il tipo di allenamento più utile è spesso quello che sembra "troppo poco". Lavoro a corpo libero con movimenti controllati, lenti, dove l'attenzione è sulla qualità del gesto e non sulla fatica. Pensa a squat profondi senza fretta, affondi con pausa in basso, ponti glutei tenuti in isometria per qualche secondo. Esercizi che ti chiedono di sentire il muscolo che lavora, non di sopravvivere alla serie. E soprattutto: sessioni che durano il giusto per te, non per l'algoritmo di YouTube. Se in certi periodi sono venti minuti tre volte a settimana, va benissimo. Se in altri momenti senti di voler fare quattro sessioni un po' più lunghe, va bene anche quello. Il punto non è la quantità, è che l'allenamento diventi qualcosa che scegli, non qualcosa che senti di dover fare.
Sui giorni di riposo: il fatto che tu non riesca a concederteli senza stress è il segnale più chiaro che ne hai bisogno. Non è una questione di pigrizia o di meritarseli. Il recupero è la fase in cui il corpo si adatta e migliora. Senza riposo, non stai costruendo niente: stai solo accumulando fatica. Una cosa che suggerisco spesso è sostituire il concetto di "giorno di riposo" con "giorno di movimento gentile". Una camminata di mezz'ora, dello stretching, un po' di mobilità articolare. Qualcosa che ti permetta di muoverti senza quella pressione di dover bruciare o performare.
Per quanto riguarda il cibo e le uscite, posso condividere un principio che uso molto nel mio lavoro. Un aperitivo o una cena fuori non sono un errore da compensare: sono parte della vita. Se la tua alimentazione quotidiana è ragionevolmente equilibrata, con proteine sufficienti, verdure, carboidrati e grassi nelle giuste proporzioni, una serata fuori non sposta nulla a livello di composizione corporea. Nulla. Il corpo ragiona su medie settimanali, non su singoli pasti. Quello che fa davvero danno è il ciclo restrizione-senso di colpa-compensazione: mangiare meno il giorno prima, mangiare meno il giorno dopo, saltare un pasto per "bilanciare". Questo sì che tiene il metabolismo e la mente in uno stato di allarme continuo. Se riesci a mangiare normalmente prima e dopo un'uscita, senza modificare niente, stai già facendo un passo enorme.
Un consiglio pratico: quando esci, non arrivare affamata. Fai il tuo pasto o il tuo spuntino normale prima. Questo abbassa l'ansia legata al cibo e ti permette di goderti la serata senza quella voce in testa che conta e giudica. Se ti capita di mangiare più del solito, il giorno dopo riparti esattamente come sempre. Nessuna compensazione. È così che si costruisce un rapporto sano col cibo, un'uscita alla volta.
Capisco il desiderio di avere un programma personalizzato, ed è una richiesta intelligente perché ti permetterebbe di togliere l'incertezza, che nel tuo caso alimenta l'ansia. Se vuoi iniziare a capire dove sei oggi dal punto di vista del tuo metabolismo e della tua composizione corporea, il bilancio metabolico può darti un quadro chiaro da cui partire. E se senti il bisogno di un percorso strutturato che tenga conto della tua situazione specifica, è esattamente il tipo di lavoro che faccio nel mio programma di coaching personalizzato, dove l'allenamento e l'alimentazione vengono costruiti intorno a te, non il contrario.
Ma torno su un punto che non voglio passi in secondo piano: il lavoro sulla relazione col cibo e col tuo corpo, a un livello più profondo, va fatto con un professionista specializzato. Io posso aiutarti con la parte pratica, con la struttura, con il darti sicurezza su cosa e come allenarti e mangiare. Il resto ha bisogno di uno spazio diverso, e chiedere quel tipo di aiuto non è una debolezza. È la scelta più concreta che puoi fare per stare davvero bene.
Questo contenuto ha finalità educative e informative e si rivolge a donne in buona salute che desiderano migliorare la propria forma fisica. Non sostituisce il parere di un medico o di un professionista sanitario. Se hai una condizione diagnosticata o sospetta, consulta il tuo medico prima di modificare la tua alimentazione o il tuo programma di allenamento.
Chi ha risposto

Gabriella Vico
Personal Trainer per donne ed esperta in nutrizione
Specialista nella nutrizione e nell'allenamento femminile, con una doppia laurea in Scienze Motorie e Scienze della Nutrizione Umana.
Ex pallavolista professionista di Serie A, aiuta le donne a ritrovare la forma con allenamenti da casa e un'alimentazione equilibrata. Ha lavorato con migliaia di donne in oltre 15 anni di esperienza.
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